Thursday, October 17, 2002

TERRORISTI DEL PACIFISMO E DELLA POLITICA

Ho letto su la Repubblica del 15/10/02 un bellissimo articolo di Adriano Sofri, che attacca con passione e intelligenza Gino Strada e i pacifisti della domenica. Sofri denuncia le responsabilità dei "paladini della pace", come quando non mossero un dito per liberare Sarajevo dall' assedio e dallo stilicidio delle bombe dei cecchini, e giudica pazzesca e pericolosa l' assimilazione tra Saddam Hussein e Bush, proclamata più volte da Strada. E sempre rivolgendosi direttamente al medico di Emergency, Sofri scrive: E' pazzesca la tua indifferenza alla democrazia, per formale e imperfetta e violata che sia. Alla distanza tra governi eletti a suffragio universale e sanguinarie dittature assiro-babilonesi. So darmene solo una, ma inadeguatissima, spiegazione. Io credo che la -brutta, difettosa, violata- democrazia debba essere la condizione della convivenza civile in ogni parte del globo. Tu forse pensi -come certi etnologi relativisti che non sono ancora tornati a casa, come i leader cinesi, come i capi tribali patriarcali, come i fedeli della sharia- che la democrazia sia il pregio o il tic di un pezzo di mondo, e sia fuori posto e disadattata a tanta altra parte del globo. Non riesco a capacitarmene, e mi spaventa. Mi spaventano le persone che mi sono care, note e ignote, che ripetono generosamente di essere sempre e comunque contro l' impiego della forza. Si sono dimenticate di Auschwitz, e non hanno voluto imparare dov'é Srebrenica, e cosa é successo, e quando.
Parole che dovrebbero stamparsi in mente non solo i pacifisti, ma anche le cosiddette anime della sinistra moderata e progressista (c'era una volta l' Ulivo), che continuano a flirtare con gli estremisti. Come può essere credibile Fassino che, a nome del suo partito, dichiara di essere moderato e progressista, quando allo stesso tempo approva gli scioperi promossi dall' estremista Cofferati? La CGIL ha organizzato per oggi un altro sciopero generale contro la modifica dell' articolo 18, naturalmente sostenuto e appoggiato dal centro-sinistra, e non se ne capisce il motivo, dato che la modifica é stata praticamente ritirata. In realtà il motivo é solo uno: demonizzare Berlusconi e tutti i liberali che la pensano diversamente, fregandosene di chi é stato ucciso per quelle idee. Se la sinistra non si libererà dalla vecchia ideologia terrorista comunista, dovrà rassegnarsi a rimanere all' opposizione fino a tempo indeterminato (meriterebbe davvero di essere licenziata senza giusta causa), avendo ben poche speranze di trovare un Tony Blair italiano.

Tuesday, October 15, 2002

POSSO CAMBIARE DOMANDA? Segnalato su it.politica.polo:

E l'Ariosto chiese: «Posso cambiare domanda?» Il giudice: «Non è un quiz»

MILANO - «Presidente, possiamo passare alla domanda successiva?». No,
rispondono gli occhi della presidente del tribunale, Luisa Ponti, alla teste
Stefania Ariosto, siamo al processo Sme, non in un quiz di Mike Bongiorno.
Al massimo, si può rispondere «non ricordo», che è poi quello che Ariosto
dice a modo suo quando gli avvocati di Previti, tornando a interrogarla sul
suo ruolo di «confidente» della Guardia di Finanza prima che di teste dei
pm, le chiedono ragione dei due tempi di circostanze riferite nel 1995: «Ma
perché, avvocato, chi conosce la libera circolazione delle idee nel
cervello? Non l'avrò detto all'epoca perché in quel momento le mie sinapsi
si erano divaricate e non incanalate verso questo ricordo».
Questione di sinapsi. O del «pensiero solitario e notturno» che, a suo dire,
avrebbe tradito un capitano della Guardia di Finanza fino a fargli «scrivere
quello che ha voluto». Il contrasto è con il rapporto in cui il 3 agosto '95
il capitano Antonio Martino scrisse che Ariosto gli aveva chiesto di
«rappresentare» ai pm le «richieste» per «risolvere» tre suoi problemi
(sfratto da casa, cause con assicurazione e banca). Ma quando mai, esplode
Ariosto, «Martino, che ho quasi pensato di denunciare per falso ideologico,
a voler essere buona ha detto una cosa inesatta (...), questa per me è
pattumiera, non sono cose condivise da me, io non c'entro se lui ha
modificato nel suo repertorio il mio messaggio». Non che l'ufficiale se lo
sia inventato, anzi «con me è sempre stato un gentiluomo. Ma ha male
interpretato, ha interpretato con mentalità militare quello che io gli avevo
chiesto». Cosa? «Ero diventata teste, ero la compagna di Vittorio Dotti, ero
cliente dell'avvocato Dotti in tre procedimenti che temevo fossero
manipolati. Avevo visto corruzioni ovunque della Banda Bassotti, mi
aspettavo male da tutte la parti, avevo paura delle vendette possibili di
Previti e Dotti. Allora chiesi a Martino di avere maggiore tutela istituzion
ale, costituzionale, sociale: lo pregai di parlare con un magistrato perché
i miei procedimenti non venissero accelerati o decelerati o manomessi. Ho
chiesto giustizia e non favori: se li avessi cercati, mi sarei rivolta a
Previti. E poi io avevo già parlato il 25 luglio con il pm Greco di questi
problemi». Alt, scattano i difensori: con un magistrato? Ma no, ma sì, dall'
aria di quiz si passa all'aria di Domenica sportiva, il Tribunale ordina la
moviola, si risente in aula il nastro, effettivamente la frase è lì, ma
Ariosto poi precisa che per «problemi» intendeva «fatti. Posso correggere?
Fatti sotto il profilo soggettivo, rilevanti per la mia attività di
imprenditrice» che, aggiunge più tardi, a tutt'oggi ha «debiti con le banche
per 1,5 miliardi di lire».
Le sottopongono una serie di «memo» da lei consegnati alla Guardia di
Finanza, con pesanti riferimenti a chi (come l'ex manager Publitalia Bebo
Martinotti, o l'allora onorevole e oggi direttore del Tg1 Fabrizio Del
Noce), nemmeno è mai stato indagato. Ariosto conferma di averli redatti
prendendo appunti di talune sue conversazioni («avevo questo vizio, adesso
mi è passato»). Poi però, a dispetto della notevole apparente precisione di
questi «memo», non sa ripeterne in aula il contenuto nemmeno a grandi linee
perché «ora non lo ricordo bene, lo ricorderò tra un po'», «ho chiesto
cortesemente di venire sottoposta a un'altra domanda, se questo non è
possibile dico che oggi non ricordo», «ho una chiusura totale sull'
argomento».
Vittima 15 giorni fa di una greve battuta a sfondo sessuale di Previti, ora
Ariosto si rifà con gli interessi su Dotti, anche se nessuno in aula capisce
che nesso ci sia tra il sospettare della lealtà di una persona e le sue
prestazioni sessuali. E a Dotti riserva anche un'altra acida deduzione, a 7
anni dall'acquisto del mobile che prima portò la Guardia di Finanza all'
antiquaria Ariosto e poi la indusse a rendere dichiarazioni («Oggi io so di
essere stata una confidente, all'epoca non sapevo che per la Finanza ero la
"fonte Olbia"»). Dotti la pagò con un libretto di quelli risalenti ai soldi
di Berlusconi, «non con assegno o bonifico: quella vicenda, colposamente o
dolosamente, fu provocata da Dotti, questo è chiarissimo alla mia anima».
lferrarella corriere.it

Sunday, October 13, 2002

SONDAGGIO Ci siamo permessi di scopiazzare truffaldinamente il blog di Claudio Sabelli Fioretti, e abbiamo inserito un sondaggio onde appurare la provenienza geografica e regionale dei nostri visitatori.
Vi invitiamo con calore ad aderire.

Post scriptum: ci hanno fatto notare che manca la casellina per chi risiede all'estero (il buon ministro Tremaglia se la sarebbe giustamente presa). L'abbiamo aggiunta.
LA VERA, RISPETTABILE INTELLIGENZA DI SINISTRA L'intervista di Giampaolo Pansa su Libero di qualche giorno orsono è stata una specie di balsamo. Finalmente torna a far capolino la vera intelligenza di sinistra, quella che evita di raffrontarsi con l'avversario trattandolo come una bestia più o meno rara.
Forse alcuni uomini della sinistra odierna (quelli che "mai a cena con Berlusconi o con un berlusconiano") si sono scordati gli umoni del PCI dei tempi andati, veri signori, che non rifiutavano affatto una cena coi democristiani, ed evitavano di porre steccati attorno a sé stessi. Steccati che, come acutamente ricorda oggi Renato Farina, sono fin troppo simili al tristemente famoso "Vietato l'ingresso ai cani e agli ebrei".
Un plauso dunque a Pansa per il suo libro sulla RSI e sugli eccidi perpetrati da partigiani veri o presunti. L'onestà intellettuale alberga ancora da qualche parte, per fortuna.